Cambiamento climatico: perché il riscaldamento globale sta accelerando

Nel 2024 il pianeta ha superato 1,55 °C sopra l'era pre-industriale e gli studi indicano un'accelerazione dal 2013-2014.

Nel 2024 il termometro planetario ha scavato un solco storico. Secondo il World Meteorological Organization è stato il primo anno intero con una temperatura media globale di 1,55 ± 0,13 °C sopra l'epoca pre-industriale, mentre i dati NOAA registrano un'anomalia di 1,46 °C rispetto al livello 1850-1900, un record assoluto nei centosettantacinque anni di archivi. Questo non è un'eccezione isolata: gli undici anni compresi tra il 2015 e il 2025 sono stati i più caldi mai registrati, come sottolinea la fisica Gabriella Greison, e il giugno 2026 si è inserito nella stessa traiettoria con valori da record in Europa occidentale.

La tendenza non è solo alta, ma sembra anche accelerare. Uno studio dell'Università dell'Aquila, guidato da Umberto Triacca e Antonello Pasini del CNR-Iia, ha individuato una svolta intorno al 2013-2014: da allora il tasso di riscaldamento globale è addirittura raddoppiato, passando da 0,16-0,18 °C a decennio a 0,34-0,42 °C a decennio. Il risultato è emerso su tutte le principali serie termometriche, da NASA e NOAA a HadCRU, Berkeley e ERA5. Oggi la scienza non descrive più un riscaldamento lineare, bensì un sistema che sta immagazzinando calore a velocità crescente.

Il cuore del fenomeno è l'effetto serra antropico. La radiazione solare riscalda la superficie terrestre, che restituisce energia sotto forma di infrarosso; molecole come anidride carbonica, metano e protossido di azoto intrappolano parte di quel calore. Dal 1750 la concentrazione di CO₂ è salita di quasi il 50%, e la NASA ha confermato l'origine fossile attraverso l'analisi isotopica. L'IPCC, nel suo rapporto AR6, stima che il riscaldamento medio tra il periodo 1850-1900 e il decennio 2011-2020 sia già stato di circa 1,1 °C.

Gli oceani raccontano la storia più in silenzio, ma con numeri impressionanti. Assorbono oltre il 90% del calore in eccesso del sistema climatico, e negli ultimi anni le temperature superficiali marine hanno raggiunto livelli record in molte aree. L'acqua più calda altera le correnti, intensifica eventi meteorologici estremi, stressa barriere coralline e contribuisce all'innalzamento del livello del mare attraverso l'espansione termica. Fenomeni naturali come El Niño e La Niña possono accelerare o rallentare temporaneamente l'aumento, ma non cancellano la tendenza di fondo.

Le conseguenze sono ormai parte del quotidiano. Ondate di calore più frequenti e intense, precipitazioni estreme, siccità prolungate, incendi boschivi e scioglimento accelerato dei ghiacciai si osservano in molte regioni. Nelle città il cemento, l'asfalto e i tetti scuri amplificano l'isola di calore urbana, rendendo le notti particolarmente soffocanti. In India e in altre aree tropicali le ondate di caldo umido sfiorano soglie di sopravvivenza umana, mentre nel Mediterraneo l'evaporazione spinge la siccità e moltiplica gli incendi.

Arrestare la tendenza richiede azzerare le emissioni nette di CO₂, come ripetono scienziati e istituzioni. Le strade passano da una rapida transizione verso energie rinnovabili, maggiore efficienza energetica, protezione delle foreste e riduzione delle emissioni di trasporti e industria. In parallelo serve adattamento: edifici meglio isolati, superfici più chiare, suoli permeabili, alberi, parchi, tetti verdi e rifugi climatici nelle aree più vulnerabili. Anche se il pianeta non tornerà più all'equilibrio pre-industriale, ogni decimo di grado evitato conta: meno giorni di caldo letale, meno fusione glaciale, meno inondazioni lungo i grandi fiumi.

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