Scoperte scientifiche di inizio agosto 2026: DNA fantasma, meteoriti e buchi neri
Dai tracce di antenati fantasma nel DNA ai buchi neri di Napoli, le scoperte scientifiche annunciate il 3 agosto 2026.
Il 3 agosto 2026 ANSA ha dato conto di almeno due studi di portata pubblicati su riviste come Science e Science Advances, che insieme ad altri annunci raccontano una settimana di scoperte dense di dettagli. Uno dei lavori più intriganti arriva dall’Università della California a Berkeley: un team ha sviluppato il metodo computazionale Trace, acronimo di TRacking Archaic Contributions via ARG Estimation. Analizzando dati come quelli del Progetto 1000 Genomi, i ricercatori hanno individuato tracce di antenati arcaici senza bisogno di genomi di riferimento, recuperando anche ascendenza neandertaliana e denisoviana.
Il metodo ha portato alla luce un antenato “fantasma” che si incrociò con Homo sapiens oltre 50.000 anni fa, prima della migrazione fuori dall’Africa, lasciando circa l’1% del genoma degli esseri umani moderni. Un secondo lignaggio, definito “super-arcaico”, ha lasciato segni ancora più antichi negli abitanti dell’Oceania, passando indirettamente attraverso i Denisoviani: si parla di un contributo genetico di una linea evolutiva vissuta più di un milione di anni fa, come ha spiegato il co-primo autore Arjun Biddanda. La linea evolutiva di questi ominidi sconosciuti si sarebbe separata da quella degli umani moderni circa 800.000 anni fa, nello stesso periodo in cui si differenziarono Neanderthal e Denisoviani.
Sempre su Science Advances, un gruppo guidato dall’Istituto di fisica della Terra di Parigi ha ricostruito l’origine dell’asteroide che 66 milioni di anni fa causò l’estinzione dei dinosauri. Il proiettile era una condrite CO, una classe di meteoriti carbonacei eccezionalmente rara e tra le più antiche del Sistema Solare, con un’età stimata intorno ai 4,6 miliardi di anni. La ricerca, che ha analizzato il sottile strato di argilla depositatosi dopo l’impatto, suggerisce che lo zolfo non sia stato l’elemento principale della catastrofe; secondo l’ipotesi, furono piuttosto le enormi quantità di detriti e polveri scagliate in atmosfera a provocare anni di freddo e oscurità. La provenienza esatta resta incerta, collocata tra una regione remota del Sistema Solare esterno e la fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove.
In campo astrofisico, la Gazzetta di Napoli ha raccontato una ricerca coordinata da Salvatore Capozziello, docente di Relatività Generale e Cosmologia all’Università Federico II e alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli. Lo studio, svolto insieme a Silvia De Bianchi, Emmanuele Battista e Che-Yu Chen, introduce i buchi neri lorenziani-euclidei e propone che l’orizzonte degli eventi, il limite oltre il quale tradizionalmente nulla torna indietro, non sia in realtà attraversabile. Oltre quel confine il tempo diventerebbe “immaginario”, una quantità fisicamente non misurabile, per cui il paradosso dell’informazione potrebbe non porsi affatto. Un possibile indizio osservativo potrebbe venire da un caratteristico “blue shift” della luce che si accumula vicino all’orizzonte.
Nello stesso settore, TecnoAndroid ha riportato che gli astronomi hanno fotografato per la prima volta la compagna di Betelgeuse, la supergigante rossa di Orione la cui esistenza era sospettata da circa un secolo. Catturare l’astro debole accanto a una sorgente così luminosa è stato paragonato a distinguere una candela accanto ai fari di un’auto; la conferma diretta getta nuova luce sulla dinamica del sistema e apre interrogativi sull’evoluzione della coppia, sulle variazioni di luminosità di Betelgeuse e sulla sua futura esplosione come supernova.
Infine, ANSA ha segnalato un ritrovamento archeologico a Pompei: una copia in bronzo del Canone di Policleto, svelata in un contesto che collega scienza, conservazione e storia dell’arte. L’insieme di questi annunci mostra come il confine tra ciò che si conosce e ciò che resta da spiegare continui a spostarsi rapidamente, attraversando discipline molto diverse tra loro.
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